Mura antiche
spesse e fortificate
mura di silenzi
lunghi come secoli
che scorrono ignari
sulla pietra corrosa.
L’arenaria
padrona indiscussa
di ogni palazzo
regala alla terra la sabbia del suo passato.
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Dal 1810 al 1822 Agostino Cappello è medico condotto a Tivoli, come riportato in un documento del tempo “io sottoscritto segretario di questa ill.ma comunità di Tivoli certifico che avendo fatta ricerca fra le carte e registri del tempo dell’invasione francese, ho trovato che nel 1810 nel dì 13 aprile fu eletto medico comprimario di detta città il sig. dottore Agostino Cappello….” E’ partecipe di una straordinaria campagna di vaccinazione contro il vaiolo che si legge nell’ordinanza del vice-prefetto di Tivoli “visti i diversi decreti imperiali relativi alla propagazione della vaccinazione nell’estensione dell’impero, e le istruzioni date dal sig. Prefetto del dipartimento. Considerando che il circondario non gode ancora che imperfettamente dell’influenza benefica della vaccinazione. Considerando che se questo salutare ritrovato preservativo d’una malattia distruggitrice, trova ancora nel circondario degli ostacoli, provengono questi dai pregiudizi e dall’ignoranza. Volendo impiegare tutti i mezzi per distruggere l’opinione contraria e ravvivare una scoperta dalla quale l’umanità riceve tanto vantaggio. Ordina Sarà stabilito in questo capo-luogo un comitato da noi presieduto composto dal sig. presidente di questo tribunale di prima istanza, dai Maires delle comuni, di cui la popolazione supera le 3000 anime, dai vicarj generali, e da due professori di medicina e chirurgia di questo capo-luogo. Il più giovane di questi dott. Agostino Cappello eserciterà le funzioni di segretario del comitato… (il documento prosegue sulle modalità di funzionamento del comitato) e con successiva ordinanza ai Sindaci del 30 marzo 1812 il sotto prefetto dichiara: “affine di agevolare più speditamente le operazioni della vaccinazione in questo circondario, abbiamo estimato di affidarne l’intera corrispondenza al professor Cappello segretario del comitato….” A Tivoli svolge il compito con grande impegno e generosità ma per gli aiuti dati ad un frate domenicano (deportato nel 1813 per le sue omelie contro i francesi) i francesi lo hanno in sospetto e a nulla gli valgono i servizi resi gratis allo stesso governo, non rimborsandogli le notevoli spese per la posta e la stampa che egli quale unico responsabile delle vaccinazioni aveva sostenuto. La permanenza a Tivoli è per lui molto importante. Studia le malattie contagiose e in particolare la rabbia, arrivando per primo a scoprirne le cause. Nel 1816 si apre il concorso per la cattedra medica all’università di Roma ed è interessante il documento che la magistratura di Tivoli redige quale curriculum al concorso: “ ………a chiunque certifichiamo qualmente l’ecclmo signor dottore Agostino Cappello prescelto fra moltissimi concorrenti anche di vaglia per medico primario di questa città, ha con somma energia e medica avvedutezza corrisposto ai pubblici voti, riscuotendo un generale applauso, contento e grande stima in cui viene da tutti tenuto. Al felice disimpegno del suo medico esercizio accoppia profondi lumi letterarj e scientifici, come chiaramente lo dimostra colla scuola di medicina e di scienze fisico-chimiche che da varj anni tiene in sua casa, non risparmiando né cure, né fatiche, né spesa, essendo fornito di una buona e scelta libreria. (10 dicembre 1815)”. Il concorso però non si svolge. Nel 1817 scoppia l’epidemia di tifo e gli viene affidata la direzione sanitaria dell’intero distretto di Tivoli. Si fa promotore delle più progredite norme igieniche, istituisce commissioni sanitarie nei vari comuni e crea ospedali per i poveri. Nel 1818 Un altro fatto drammatico entra con prepotenza nella sua vita. Un capitano acquista un cavallo, insieme agli attrezzi, da soldati ungheresi reduci da Napoli e lo porta nella scuderia dei carabinieri di Tivoli. Dopo poche ore il cavallo muore come pure gli altri cavalli vicini. Il Cappello per la sua innata curiosità e senso del dovere seziona i cavalli, scoprendo un’infiammazione carbonosa nel mesocolon e giudicando contagiosissima tale malattia; disgraziatamente si ferisce leggermente con il bisturi alla mano sinistra e contrae la terribile malattia. Per bloccare l’epidemia di carbonchio ordina una serie di prescrizioni: interramento dei cavalli con calce viva, incenerimento delle selle e degli strumenti, pulizia delle pareti e pavimenti ecc. La commissione veterinaria venuta da Roma approvò e lodò il suo operato. Purtroppo un tenente aveva tenuto nascosto la sua sella, dichiarando che era stata bruciata. Sella il cavallo e si reca in osteria contagiando altri cavalli che vi stazionavano. L’epidemia epizootica scoppiò più forte di prima e diversi cavalli erano già partiti verso Carsoli. Grazie alla sua prontezza riesce a fermare i cavalli e a isolarli, evitando così il diffondersi dell’epidemia nell’Italia centrale. Per tale atteggiamento ricevette continue minacce sia dal tenente che dai proprietari dei cavalli morti ma il colonnello dei carabinieri pontifici al quale aveva inviato una lettera di conoscenza dell’episodio, lo elogia pubblicamente e trasferisce il tenente che aveva dichiarato il falso. Dopo quaranta giorni la malattia che aveva contratto ferendosi con il bisturi, si manifesta con l’eruzione sulla pelle di pustole nere. Questa malattia lo segnerà per tutta la vita costringendolo in vari periodi della sua vita a restare mesi a letto e che infine sarà la causa della sua morte. Nel 1820 la S.Consulta lo invia nel comune di S.Gregorio per un’epidemia. Quando vi arriva “…fu tale il miserando spettacolo da non potere rattenere le lagrime..”. La causa principale era l’estrema miseria e la mancanza di medicinali. Compra a sue spese la china per somministrarla alle popolazioni e tornando a Tivoli si fa promotore di una colletta da dare all’arciprete di S.Gregorio. Il vescovo di Tivoli si rifiuta di partecipare a questa colletta e il Cappello gli volge bruscamente le spalle, allontanandosi. Relaziona il Governatore di Tivoli sulle tristi condizioni di quella popolazione e di come le febbri intermittenti, dovute alla mancanza di cibo ed alle condizioni generali di vita, si sviluppano rapidamente. Invita a costituire una commissione con medici e religiosi per fornire gli abitanti di cibo e medicine e così avviene. Tra il 1820 e il 1821 si verificano i fatti più terribili nella sua vita: - nel settembre viene sorvegliato dalla polizia perché il fratello aveva accettato il grado di ufficiale legionario in Abruzzo, il che significava per la polizia appartenere alla carboneria anche se non vero. - nella primavera del 21 le pustole nere si manifestarono alle estremità inferiore perciò gli fu impossibile camminare per vari mesi. - nel settembre del 21 muore la figlia di 7 anni - nel dicembre del 21 la Segreteria di Stato manda un ordine al Governatore di Tivoli per non rinnovare la condotta medica. Il governatore dice al Cappello che non eseguirà quest’ordine se darà le dimissioni volontarie ma il Cappello rifiuta di darle. La notizia si diffonde rapidamente e c’è un movimento di popolo che costringe la segreteria di Stato a incontrare il Cappello sulla base di un documento firmato da tutti i parroci di Tivoli: “noi sottoscritti dell’ordine patrizio e consiglieri della città di Tivoli in ossequio della verità deponiamo, che da dodici e più anni che è qui medico condotto il signor dottore Agostino Cappello, si è sempre condotto plausibilmente tanto per la sua abilità elevata in facoltà medica, quanto per la sua diligenza e carità cogl’infermi, quanto per la sua morale e modo edificante di vivere e conversare. Imperciocchè essendo noi contentissimi della di lui persona nell’esercizio in ispecie del suo impiego e de’ suoi costumi, ne facciamo il presente certificato. In fede. Tivoli 13 decembre 1821.” Il prefetto della S.Consulta “turbasi nell’udire il mio nome tante volte lodato nei dispacci …soggiunge che quelli ordini erano stati comandati ab alto“ , Molti personaggi fanno pressioni alla Segreteria di Stato e sembra quasi che si ritorni sulla decisione. Ma niente cambia. Il Cappello parte da Tivoli per Roma nel gennaio del 22 e la città lo onora con quest’ultimo documento: “Noi Gonfaloniere ed anziani dell’illma città dell’antico e superbo Tivoli – a chiunque ec. – sapendo che parte da questa città l’ecclmo signor dottore Agostino Cappello certifichiamo per la verità e per la giustizia, che il medesimo in tutti gli anni che è stato qui medico condotto ha sempre per la plausibile energia e medica avvedutezza corrisposto ai pubblici voti, riscuotendo un generale applauso e stima. Si è prestato con tutta carità verso gli infermi poveri, facendo ai medesimi visite replicate e soccorrendoli ancora nelle loro indigenze. Per le sue mediche cognizioni il governo lo ha onorato nelle commissioni sanitarie dell’esteso distretto e segnatamente nella influenza del contagio petecchiale; e per prospero successo del metodo di cura a di lui insinuazione tenuto nelle comuni di esso distretto, ne ha riportato gli elogi dallo stesso governo. Il suo zelo filantropico si estese tant’oltre che ogni anno si occupò della vaccinazione, onde riparare al flagello del vajuolo. A tutto ciò accoppiò profondi lumi letterarj e scientifici, come chiaramente lo dimostrò una scuola di medicina e di scienze fisiche e chimiche, che per varj anni gratuitamente tenne in sua casa non risparmiando né cure, né fatiche, né veglie, dalla quale scuola è uscito qualche soggetto che al presente comincia a figurare in Roma. Della sua probità, della sua morigeratezza e de’ suoi costumi ha dato sempre argomenti sicuri, in guisa che ne fecero testè certificato amplissimo tutti i parrochi della città. La cognizione di tutte queste qualità che lo facevano amare e rispettare, fece sì che alla notizia che doveva lasciare questa città, si manifestasse un dispiacere universale per la di lui perdita. In fede di che abbiamo ordinato la spedizione del presente certificato sottoscritto e monito del pubblico sigillo comunicativo. Tivoli dal palazzo municipale questo dì 1 febbraio 1822 –Filippo Sabbuccci gonfaloniere – Mario Cocanari anziano – Antonio Sabbi anziano – Francesco Boschi anziano – Andrea Salvati anziano – Sante Viola segretario.” I motivi di questa persecuzione saranno conosciuti dal Cappello nel 1827 come si vedrà in seguito; ma da una lettera dell’amico Bischi si viene a conoscenza che l’allontanamento da Tivoli era dovuto all’insistenza del vescovo e questo gli era stato detto dal cardinale Gamberini (segretario di stato agli affari interni). Il conte Bentivoglio tenente colonnello dei Carabinieri (trasferito da Tivoli a Rieti) risponde così ad una lettera del Cappello del 14 dicembre 1821 “..ove aveva avuto parte in tutto ciò che riguardava eziandio l’andamento politico..” così risponde: “Carissimo amico, dalle consecutive vostre dei 14 e 15 corrente apprendo la persecuzione che i malevoli intentano contro di voi presso il governo accusandovi di fellonia, ed è impossibile che possa esprimervi tutta la sensibilità che mi ha destato questa disgustosa notizia. Il mondo non è vuoto di maligni e questi bene spesso si servono dei mezzi più idonei per soddisfare la propria malignità e per mettere al coperto ogni loro responsabilità personale, e purtroppo le circostanze de’ tempi li favoriscono. Una imputazione di tal natura essendo difficile a provarsi poiché verte non sulle azioni ma sulle massime e pensieri dell’uomo, lascia adombrati anche gli innocenti, e i maligni sono sempre salvi. Riponete però la vostra fiducia nel governo senza dubitare della giustizia e rettitudine che avrà per voi, mentre non avete di che rimproverarvi. Mi lusingo che gradirete dalla mia amicizia i sentimenti che vi ho esternati, e che non lascerò di far palesi al governo, qualora gli piaccia d’interpellarmi a vostro riguardo. La mia compagna vi ritorna i suoi saluti, mentre sente al pari di me dispiacere per voi, ma conviene meco nel sentimento che voi sarete giustamente ridonato all’impiego e alla tranquillità. Intanto continuate ad amarmi e credetemi con tutta stima – vostro affmo Amico Bentivoglio.”