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Associazione Pro Loco Accumoli (RI)

Poesia per Accumoli

Mura antiche
spesse e fortificate
mura di silenzi
lunghi come secoli
che scorrono ignari
sulla pietra corrosa.
L’arenaria
padrona indiscussa
di ogni palazzo
regala alla terra la sabbia del suo passato.

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Sagra Fettuccelle alla Trota 14 Agosto 2010

Festa Patronale 2010

Agostino Cappello

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Pietro Ferradini

La requisitoria del Cappello


“Andato via dalla sala del consiglio, i membri di esso pregarono il signor consigliere Costa ed il Cappello di trattenersi per non andare in compagnia del Folchi, giacchè per gentil cortesia il signor Costa soleva accompagnare colla sua carrozza i due medici alle rispettive abitazioni. Mezz’ora fu il trattenimento ma con meraviglia si vide a piedi le scale del palazzo di Consulta che il Folchi aspettava. Onde convenne montare insieme in carrozza. Immediatamente si scagliò contro il Cappello, dicendo ch’esso aveva brigato presso il signor cardinal Gizzi per andare a Bologna!!! A questa insolenza rispondeva il Cappello, sulle prime con pacatezza d’animo di non esser stato mai suo costume di brigare e che non bisognava misurar tutti gli uomini, come suol dirsi, colla propria mezza canna. …..proseguiva il Cappello “non avrà il signor Folchi dimenticato che in detta sera, oltre la riforma sulle quarantene, si agitò una questione di risaje: ricorderà che dopo aver il signor consigliere Folchi riferito in un senso, 15 giorni dopo votava al contrario: essendo dieci i consiglieri cinque per la concessione e cinque per la negativa (cappello), il signor Folchi in sostegno della variata sua opinione con audacia da sbalordire citò un rapporto del Morichini…… ma mons. Rufini presidente col rapporto del Morichini alla mano mostrò cinque minuti dopo diametralmente l’opposto. il Folchi cambiò allora discorso ma con incessanti insolenze esclamò rabbiosamente che non bastava al Cappello per la sua missione del 36 in Ancona di avere percepito scudi dieci al giorno!!! Ed appena colà giunto si era messo in letto!! (il Cappello fu colpito da colera) A queste menzogne il Cappello risponde sdegnosamente “fu colà o signor Folchi che prima pel morbo poscia per attendere ai proprii doveri fu il Cappello in procinto di perdere più volte la vita oltre gl’infiniti patimenti ed angustiosissime tribolazione…… e perché a questa missione rifiutassi con ostinatezza il signor Folchi ed in onta del sovrano comando? Pel quale rifiuto in paese ove le leggi stanno, il signor Folchi non solo più non coprirebbe i lucrosi impieghi non solo gli sarebbe stato vietato l’esercizio medico ma avrebbe ancora incontrata la più severa ed esemplare punizione. Ma il signor Folchi colla sua falsa modestia, dai più umili abituri con quella viltà che gli si vede scolpita nel volto, strisciando le sale de’ magnati, venne anzi compatito e poscia continuamente premiato. Con livore quindi incomprensibile cospirò contro l’uomo che aveva in sua vece esposta la propria vita e per essere il signor Folchi riuscito nel mal oprare, con indicibile impudenza si vantò in casa del signor principe di Roviano di aver contro il Cappello cospirato e cospirare insieme co’ suoi amici. Ma la cospirazione sua costò lutto e strage a questa Roma, ma a lui sicuro guadagno: poiché assevera nel suo libro di aver prestate mediche cure con precauzioni sanitarie. Del romano disastro non sarebbe stato a tutti noto l’autore, che procurò tre anni dopo con menzogne mandarlo in obblio: come se fosse mancato al Cappello memoria, soprattutto accorgimento; mentre cadde il Folchi involontariamente nel laccio per sua confessione medesima (il Cappello si era fatto consegnare dal segretario della congregazione, una lettera del Folchi che esponeva i fatti nascosti, perché questo monsignor era stato preso da forte pentimento)”. Il giorno dopo il Folchi scrisse una mielosa lettera al Cappello e il latore della stessa, attendeva una risposta che fu “l’avrebbe avuta con la pubblicazione degli officiali documenti.” Questi oscuri personaggi purtroppo non si fermano; al Cappello giungono notizie che il Folchi di giorno e di notte va in giro a sobillare i fisici sanitarj suoi colleghi perché reclamino i proprj diritti usurpati da un forestiere a cui si era dato il lucroso incarico della commissione. I più onesti si dissociarono, però tre (proprio quelli beneficiati dal Cappello) si portarono in segreteria di stato a reclamare contro per secondare le aspettative del Folchi. Il racconto di Ottavio continua “ il Cappello niun caso fece di queste bassezze, rispose bensì che i fisici sanitari, oltre esser subordinati alla Congregazione speciale di sanità, di cui egli era membro integrante, nessnissimo dritto avevano di reclamare: d’altronde una nomina sovrana, benché da esso niente affatto desiderata, non poteva distruggersi colle ciarle. Il 18 agosto alla riunione della congregazione assente Folchi, il Cappello dice che partirà senza lettera di accompagno, avendo già prenotato il posto; il monsignore presidente non raccoglie e fa in modo che non se ne parli in riunione con i consiglieri. Incarica il segretario di recapitare il pomeriggio in casa del Cappello il seguente dispaccio: “l’emo signor cardinale segretario di stato….significa al sottoscritto segretario della S.Consulta che la Santità di Nostro Signore ha riconosciuta tutta l’importanza nell’incarico dato alla commissione che fu deputata ad esaminare i varj siti nella legazione di Bologna ed a riferire sulle istanze di parecchi possidenti pel permesso della coltivazione umida del riso in alcuni loro speciali terreni; e quindi che la Santità Sua amando che in affare di tanto rilievo si proceda con maturità, si è degnata annoverare alla commissione suddetta il signor professore Giacomo Folchi consigliere della congregazione speciale di sanità ed uno de’ fisici addetti alla S.Consulta, disponendo inoltre che ne sia presidente il più anziano professore consigliere della congregazione sanitaria mentre l’altro professore ne avrà il titolo di vice-presidente e ciò non ostante quello che fu precedentemente disposto. Si fa sollecito il sottoscritto anzidetto di partecipare questa sovrana determinazione pel corrispondente effetto – signor dottor Cappello consigliere della congregazione speciale di sanità – Antonio Matteucci” “Ognuno può immaginare quale in un uomo d’onore sia stata l’impressione! Riavutosi alquanto dallo sbalordimento e dallo sdegno esponeva in iscritto l’illegalità dell’atto e l’arrecatagli ingiuria con aperto disdoro del supremo governo”. Il Cappello uscendo di casa incontra il principe Odescalchi con la moglie. Vedendolo turbato gli chiedono se ha problemi di salute e il Cappello racconta quanto è successo. Ha con se la memoria scritta che deve presentare al segretario di stato ma l’Odescalchi dovendo andare proprio in segreteria dice sarà sua cura portarla. Il Cappello si reca sul tardi in segreteria di stato e il cardinal Ferretti lo riceve subito dicendogli “Cappello mio so perché siete venuto e momenti or sono me ne ha parlato d.Pietro Odescalchi e mi ha presentato una vostra memoria: ma la cosa è fatta, ed è stata volontà del S.Padre: io però ho voluto, che voi faceste parte della commissione come vice-presidente”. Il Cappello risponde “Vostra Eminenza scherza: qui non si tratta di commissione, di vice-presidenza e via discorrendo: qui si tratta di riparazione di onore che niuno ha dritto di togliermi: si tratta di un decreto sovrano che senza ragione vuole illegalmente distruggersi: ed un fatto così indegno si renderebbe noto in Roma, in Bologna, in Napoli ed in altre italiane città e fuori col ludibrio del novello governo, che più volte ha espresso, che il regno dell’arbitrio e della soverchieria era finito! Chè se avesse luogo un atto tanto ingiusto: ognuno che di proposito non conoscesse il dott Cappello, direbbe che esso o ha gravemente demeritato, o non fu più riputato idoneo a presiedere la data commissione, quantunque niente affatto desiderata. D’altronde il che non sarebbe mai, accettando il Cappello la vice-presidenza, conferitagli per generosità di Vostra Emza Rma siccome afferma, sarebbe una viltà incomportevole del tutto ad un uomo d’onore!! “ Il cardinale cerca di scusarsi ma senza cambiare la sua posizione e il Cappello pronunciò a voce alta: “dunque il gabinetto del IX Pio è divenuto gabinetto di Fiano (marionette) il S.Padre però renderà giustizia.” Il Cappello esce e alla domanda del cardinale di andare a Bologna; rispondeva che non andava a fare la figura del burattino. Chi era il cardinal Ferretti? Era il prete che aveva denunciato il Cappello come carbonaro e irreligioso e che nel 27 bussò alla sua porta e s’inginocchiò davanti a lui chiedendo il perdono (sarà vescovo di Rieti e poi segretario di stato con Pio IX (di cui era cugino), posto che occupo per solo 6 mesi). Il nipote Ottavio ricorda la promessa fatta, di fare tutto ciò che poteva per rimediare alla sua colpa, ma pensò bene di fare il contrario!! Il giorno dopo il Cappello si reca dal cardinal Gizzi e raccontando il fatto il cardinale disse “questa è un’indecenza, per non dire di peggio: e lassù ciò che fanno la mattina, distruggono la sera. Del resto in segreteria di stato si era stabilito che un solo consigliere medico da nominarsi dalla congregazione dovesse far parte della commissione delle risaje di Bologna….e all’unanimità di suffragi fu eletto lei membro della detta commissione. Riferita da me al S.Padre la risoluzione, mi ordinò che il Cappello dovesse essere il presidente invece di un prelato. La congregazione speciale per alcune vedute tornò a supplicare che la commissine fosse presieduta da un prelato: ed il papa nuovamente ordinò che fosse presidente il Cappello.” Quindi la congregazione in seduta segreta aveva scelto il Cappello conoscendo bene i trascorsi del Folchi. Quali erano questi trascorsi? Molti anni prima il Folchi aveva dato il consenso alle risaje di Fermo riportando nei documenti l’utilità di commercio e il nessun nocumento alla salute pubblica. A fronte dei numerosi reclami la congregazione dette ordine di distruggerle. Per lo stesso motivo il Folchi sosteneva le risaie di Bologna mentre il Campello le combatteva e questa guerra durò per tre anni. Nel maggio 47 Gizzi era il segretario di stato quando si decise per la commissione di Bologna e per questa ragione, nella riunione segreta, non parteciparono Folchi e Cappello come sopra ricordato. C’è anche da dire che il cardinale Gizzi era molto popolare fra la gente e aveva preso moltissimi voti che poi si spostarono su Pio IX, dunque una voce inequivocabile per la sua autorevolezza. Il Cappello chiede udienza al papa che lo riceve e gli dice “il segretario di stato presidente della congregazione sanitaria avendo rappresentato essersi da noi commessa una manifesta ingiustizia gli abbiamo ordinato di ripararla: poiché affermava che spettasse la presidenza al signor dottor Folchi che aveva fortemente riclamato come il più anziano consigliere della Congregazione” Alle sollecitazioni del Cappello di esaminare la sua istanza il papa risponde “essendo noi del tutto nuovi in materie sanitarie si diriga in segreteria di stato” Il Cappello esce dall’udienza sconfortato; comprende che tutta la manovra è del cardinal Ferretti e non volendo mettersi in condizioni difficili da gestire si reca dal sostituto mons. Sbarretta. Questi lo riceve bruscamente dicendogli anche che a un forestiere si preferiscono i romani e il Folchi per età e come consigliere più anziano di lui. Appena nominato il Folchi invia una lettera al Cappello del tutto amichevole tramite un socio che il Cappello l’aveva con disprezzo rifiutata ed era stata depositata in segreteria di stato. Rispose al sostituto con molta determinazione ricordando anche quanto di male avesse fatto a Fermo per le risaie e che il card. Ferretti ben conosceva essendo vescovo di quella città ai tempi della commissione. Quindi il cerchio si chiude, Ferretti conosceva Folchi e questi aveva avuto buon gioco probabilmente a causa di rapporti passati che non si conoscono. Il sostituto insinua falsamente che non aveva avuto la nomina ma solo il dispaccio, cosa non vera che subito il Cappello mostra in originale. Lo stesso giorno veniva ordinato che entro tre giorni il Cappello doveva dare una risposta. La dette con grande garbo e ricordando tutte le fasi della nomina. Ottavio scrive “la narrata storia, udita da chi non conosceva lo zio, la reputò una favola. Il signor principe di Roviano consigliere della congregazione ne rimase assai scandalizzato, un altro consigliere Paolo Costa ripetè più volte che i membri del sanitario consiglio avrebbero dovuto in massa dare la loro rinunzia” Il Cappello scrive ai suoi amici medici di Bologna e il dott. Predieri risponde : Signor Cappello veneratissimo, ho letto ……e non mi ha recato sorpresa l’incertezza delle opinioni scientifiche del suo collega, le quali però sempre si atteggiano a quanto può al medesimo tornare utile ed opportuno. …..per mezzo di informazioni pervenutemi d’altra parte, che al conseguimento della carica di presidente della commissione abbiano cooperato grandemente diversi possidenti delle risaje che fecero istanza per tale coltivazione, avendo il suo collega esternato il parere favorevole alle medesime … del resto ella sarà sempre da me e da tutti i buoni medici bolognesi sostenuta come uomo d’onore e di profondo medico sapere.” Il Folchi cerca di impedire che il rapporto della commissione di Bologna fosse letto dalla congregazione sanitaria anzi vuole far nominare una commissione ad hoc” Per non suscitare forti critiche il Ferretti tiene per se il rapporto, passandolo poi ai nuovi responsabili, non appena lascerà la sua carica. Il nuovo presidente impone la discussione nella congregazione, invitando lo stesso Cappello che rifiutò di partecipare. La congregazione prima di prendere decisioni fa affiggere i risultati della commissione a Bologna perché tutti ne prendessero conoscenza per gli opportuni cambiamenti. La lettera con la quale si chiudono le note è quella del dott. Predieri che così scrive “ricevei il suo opuscolo sulle dilucidazioni alla storia del cholera di Roma e ne la ringrazio grandemente, avendo in esso conosciuto il suo grande sapere in fatto di pubblica salute e manifestamente appreso quanto vantaggio ella abbia procurato alla città di Roma e quanto allo stato se esattamente si fossero eseguite le sue disposizioni. Per me non ho alcun dubbio sulla sleale ed inconseguente maniera di agire dell’altro suo collega in quella come in altre emergenze. Vidi quel suo collega in Bologna e precisamente mi trovai in un colloquio in casa del professor Medici: chi avesso voluto dipingere un don Pirlone, ed ascoltare le sue melliflue e mistiche parole, bastava essere quel giorno dal Medici, assaniato ad una insipida caricatura, tesseva gli elogi di quelli che potevano sostenere le sue ambiziose mire. Quanto mai durerà il regno de’ tristi mascherati da santo zelo? Sarebbe utile che gli uomini sapessero distinguere ed esser distinti: così più presto si otterrebbe il bene pubblico …….16 gennaiio 1948.” Sono passati 150 anni ma la domanda resta la stessa: quanto mai durerà il regno de’ tristi mascherati da santo zelo?

 

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