Mura antiche
spesse e fortificate
mura di silenzi
lunghi come secoli
che scorrono ignari
sulla pietra corrosa.
L’arenaria
padrona indiscussa
di ogni palazzo
regala alla terra la sabbia del suo passato.
Roberta Paoloni
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Fiera di S.Martino 14 Novembre
Sagra Fettuccelle alla Trota 14 Agosto 2010
Festa Patronale 2010
Qui si narra di come Accumoli, per vendicare la morte dei suoi concittadini, aiutò Ascoli a liberarsi dalla tirannia degli Sforza.
Siamo intorno alla metà del XV secolo. Accumoli è coinvolta quasi di continuo in guerre e scaramucce con le città vicine, in particolare con Cascia, con la quale tuttavia nel 1433 fa fronte comune contro gli Sforza, lanciati alla conquista dello Stato pontificio.
L’accordo irrita gli sforzeschi, che per rappresaglia distruggono alcuni villaggi e assediano il capoluogo. Ma presto devono mollare la stretta per correre in aiuto dei commilitoni in Ascoli.
Accumoli è salva, ma non dimentica. E qualche anno dopo (1443) alcuni suoi cittadini, istigati anche dal Piccinino, alleato del Papa, tramano la vendetta. Il 12 agosto calano in Ascoli con il proposito di uccidere Giovanni Sforza, che tiranneggiava la città. A capo della congiura era Giacomo Titoloni, signore di Accumoli, sicuro di prendere di sorpresa lo Sforza perché alleato dello stesso.
Ma vengono scoperti e catturati, e il Titoloni con i suoi partigiani finiscono squartati sulla pubblica piazza. Con loro sono giustiziati altri sette accumolesi abitanti in città, sospettati di collaborazione solo perché erano compaesani dei congiurati. Tra essi anche un frate domenicano e una monaca, l’uno impiccato, l’altra arsa viva; questi appartenevano, rispettivamente, alle famiglie Moscati e Calcagni . I quarti sanguinolenti del Titoloni vengono esposti alle porte della città, mentre la testa, infilzata a un’asta, è innalzata all’ingresso del palazzo del Governatore. I corpi dei suoi partigiani sono lasciati per giorni pendenti alle forche, come ammonimento alla cittadinanza a non seguirne l’esempio.
Alla notizia dell’eccidio efferato dei compaesani e del macabro scempio dei
loro corpi, Accumoli insorge compatta e grida alla vendetta. Centinaia di
persone si radunano nella piazza pronte a marciare su Ascoli per vendicare
il sangue degli innocenti, non certo quello del Titoloni che aveva meritato
tale fine.
E vorrebbero subito marciare su Ascoli, andando sicuramente incontro ad altra e più feroce strage, se la saggezza degli anziani non ne avesse frenato il furore, rimandando la spedizione a tempi più propizi.
Due anni dopo, infatti, quando la tirannia dello Sforza era diventata ancor più insopportabile per gli Ascolani, un manipolo di 200 accumolesi, confondendosi con i pellegrini e i mercanti delle fiere e feste agostane, entrano in Ascoli e fanno strage degli sforzeschi, tagliando a pezzi (occhio per occhio) Rainaldo Sforza, fratello di Giovanni, l’autore della strage di due anni prima;.
Questo episodio fa scattare la scintilla: gli ascolani si ribellano ai soprusi
degli Sforza , determinando la fine del loro dominio sulla città.
I nostri concittadini vengono portati in trionfo dagli ascolani: nelle
cronache ascolane vengono definiti “ baffuti e feroci montanari”.
Nelle lotte per la liberazione di Ascoli perdono la vita molti accumolesi;
le memorie cittadine riportano tra i caduti alcuni appartenenti alle famiglie dei
Calcagni, Camerari, Marini e Cappello.