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Associazione Pro Loco Accumoli (RI)

Poesia per Accumoli

Mura antiche
spesse e fortificate
mura di silenzi
lunghi come secoli
che scorrono ignari
sulla pietra corrosa.
L’arenaria
padrona indiscussa
di ogni palazzo
regala alla terra la sabbia del suo passato.

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Agostino Cappello

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Pietro Ferradini

Lettera del dott. Ottavio Cappello al dilettissimo zio Agostino medico in Roma

Se per la malvagità de’ tempi e più per quella degli uomini foste voi cotanto e siete tuttora bersagliato con istupore di quanti conoscono le filantropiche e generose vostre azioni: godo ora mio caro zio che non già dopo morte, come fu prima vostro intendimento, ma durante la vita io riveli al pubblico gli officiali documenti a me comunicati, or sono tre anni, nella breve vostra dimora in questa capitale. Arrroge che non è guari venuto io in Roma ho di più letto, udito e toccato con mano l’incessante e leale proceder vostro nel rendervi benefico verso l’umana famiglia; ed invece siete stato retribuito colla più mostruosa ingratitudine. Per contrario si è dato libero campo a persone meritevoli di severa punizione; le quali, nel vedersi impunite anzi premiate, nessun mezzo lasciarono e lasciano per nuocervi costantemente. La qual cosa nacque non solo per bassa invidia, ma eziandio per aver voi fedelmente adempiuto ai più gelosi ed importanti incarichi che posson mai incombere ad un medico: e per avere con esattezza massima corrisposto ai più pericolosi. Imperciocchè a taluno di questi incarichi destinatasi ne’ passati anni per sovrano comando alcuna di dette persone, si rifiutò con pervicacia senza venirgliene castigo di sorta, ma premio e premio continuato!!!! Tengo inoltre per fermo che se queste memorie vi riguardano particolarmente, tuttavia riescono utili alla medica scienza ed alla civile istoria de’ tempi, in cui si vede apertamente trionfare la malvagità, l’ipocrisia e spesso anche l’ignoranza sopra l’uomo onorato e virtuoso. Chè se niuna innovazione sarà per me fatta alle vostre memorie, cionullaostante mi sarà conceduto di aggiungere qualche nota a piè di pagina con lettere dell’alfabeto, senza tralasciare di riportare quanto ho ossuto io in Roma raccogliere ufficialmente pel corrente anno 1847. Quindi i tre periodi dell’istorica narrazione da voi compilati e compresi per vostro ulteriore consiglio dal 1 maggio 1810 al giugno 1846, saranno per me continuati fino al 1847. Veggo ancora più opportuno che se nel testo del lavoro avete riportato gli officiali documenti e le lettere di grave interesse, che formano la parte più rilevante del medesimo, in fine di esso, oltre le citazioni, avete collocato col titolo di note, documenti e corrispondenze di non minor interesse con numeri arabici. In che avete seguito il metodo del celebre prof. Rosini di Pisa, quando pubblicava colà le vostre istoriche dilucidazioni sul colera di Roma, che dopo alcun foglio di stampa vennero espressamente vietate, e con generale sorpresa il divieto si era esteso in tutta la nostra penisola; e voi mio buon zio, non ostante replicati incitamenti di dotti nazionali ed esteri, per rinnovato domestico infortunio con paziente rassegnazione rinunziaste di pubblicarle in paese straniero: ma neppure cotesto atto magnanimo fece rimordere la coscienza a coloro cui correva preciso debito di risarcire gl’infiniti danni per le lunghe e mortali morbosità da voi incontrate per sanitarj servigi quasi sempre gratuitamente renduti al governo pontificio. Nel baciarvi rispettosamente la mano, mi ripeto il vostro affettuosissimo ed obbligatissimo nipote, Ottavio Cappello. Napoli 30 decembre 1847.

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