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Associazione Pro Loco Accumoli (RI)

Poesia per Accumoli

Mura antiche
spesse e fortificate
mura di silenzi
lunghi come secoli
che scorrono ignari
sulla pietra corrosa.
L’arenaria
padrona indiscussa
di ogni palazzo
regala alla terra la sabbia del suo passato.

Roberta Paoloni

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Renzo Colucci

Fondazione di Accumoli


Qui si narra di come sorse, si fortificò e si governò all’inizio la città di Accumoli, fino a quando si diede alla corona di Napoli.

Per una singolare e felice coincidenza il 2011 è l’anno 150° dell’unità d’Italia e l’800° della fondazione di Accumoli, che, secondo una tradizione locale, sarebbe sorta nel 1211. Questa data però si riferisce all’Accumoli intesa come somma di villaggi e castelli, non all’Acumolo villaggio a sé. Perché come tale è documentato, se non da prima, certamente dal 1037, quando è nominato con Ilice, Grisiano, Cose, Teracino ecc. nel diploma con cui l’imperatore Corrado II confermava al vescovo di Ascoli le terre che nel 950 gli aveva donato Maginardo, signore longobardo della contea picena. Gli stessi nomi ricorrono in vari diplomi imperiali e pontifici del secolo successivo. Con la conquista dei Normanni (1149-56), le terre di Accumoli vengono annesse al Regno del Sud e assegnate a vari feudatari dell’Aquilano.
Secondo la tradizione contro questi feudatari, signori di Roccasalli di Rocca S.Lorenzo e Flaviano di Rocca Santa Maria e di Rocca San Paolo,  divenuti sempre più prepotenti e odiosi, fecero causa comune e insorsero le popolazioni dei vari villaggi e castelli, uccidendoli e cacciandoli dal territorio e dando origine, coll’assenso imperiale, a un centro comune in grado di difendersi. La scelta cadde sul villaggio di Accumoli per la sua felice collocazione strategica, posto com’era a guardia dei valichi montani da e per l’Umbria e della Salaria, l’arteria più importante dell’Italia centrale.
La neonata Accumoli si dette per stemma un rastrello e cinque monti, fu cinta presto con una cerchia di mura lunga 2.800 metri, alta più di 8 e spessa circa 2, munita ogni 38 metri con forti e alti torrioni.
Le famiglie fondatrici furono 32. E tra queste famiglie fondatrici o patrizie si sceglievano a turno 8 satrapes, che rimanevano alla guida del governo per tre mesi. Erano coadiuvati da un consiglio generale di 48 capifamiglia, scelti per la metà tra gli uomini delle ville e per metà tra quelli del centro. Alle famiglie fondatrici fu assegnata una rendita pari alla quarta parte dei prodotti del territorio. Quasi tutti i fondatori provenivano da Summata, il protettore fu San Lorenzo, il beneficio fu denominato il Quarto S.Lorenzo
All’inizio Accumoli si governò in piena autonomia politica e amministrativa, come un libero comune. Ma solo per quarant’anni, perché presto qualcuno, bramoso del potere, approfittando della discordia tra i cittadini e dell’ostilità dei vicini, s’impadronisce della città e la signoreggia da solo come un tiranno. Si chiamava Marco Benincasa. A lui succede il figlio Paolo. Gli accumolesi invocano l’aiuto di Ascoli. L’intervento di Ascoli scatena la reazione di Norcia, che assoggetta Accumoli fino all’accordo spartitorio tra il vescovo di Ascoli e quello di Spoleto, a causa del quale Accumoli perde Arquata e altri villaggi.
Offesa da quella perdita, Accumoli si sottrasse al potere del vescovo di Ascoli per sottomettersi alla corona di Napoli, allora sulla testa della dinastia angioina, che gli confermò tutti i privilegi e gli concesse di onorarsi della corona regia nello stemma cittadino. Sorprendentemente, la  nostra terra,  seppure nel corso dei secoli afflitta da  mutilazioni territoriali, terremoti , invasioni ed  assedi, non  viene  mai  completamente distrutta, anzi conserva fin quasi al settecento l’impronta del lustro iniziale che ancora oggi viene testimoniato da splendidi  palazzi, dalle memorie di fatti importanti e dal  valore di innumerevoli personaggi.

 

Elenco delle famiglie fondatrici di Accumoli ( sono descritte in corsivo le famiglie già estinte al tempo di Agostino Cappello). Attualmente l’unica famiglia fondatrice residente è quella dei Paluzzi.

  1. Gualtirius Balbus ( Balbo);
  2. Paulus Benincasus (Benincasa);
  3. Lucius Calcaneus (Calcagni);
  4. Nicolaus Camerarius (Camerari);
  5. Laurentius Campanus (Campano o Campana);
  6. Iacobus Cappelus (Cappelli);
  7. Flavianus Censorinus (Censorini);
  8. Valerius Colomna ( Colonna);
  9. Leonardus Dietegardus ( Diotiguardi);
  10.  Andreas Eurialus (Euriali);
  11. Marcus Fabritius ( Fabrizi);
  12. Fabianus Fabianus ( Fabiani) ;
  13. Sallustius Forius ( De Forio);
  14. Iuvenalis Gentilius (Gentile);
  15. Ioannes Guidonus ( Guidoni);
  16. Iacobus Liberatorius ( Liberatore);
  17. Petrus Mattheus ( Di Mattheo);
  18. Mercurius Mercurus ( Mercuri);
  19. Laurentius Lucianus ( Luciani);
  20. Iosephus Marinus ( Marini);
  21. Iuvenalis Montanus ( Montani);
  22. Petrus Nardius ( Nardis);
  23. Ioannes Palmerius ( Palmeri);
  24. Paulus Palutius (Paluzzi);
  25. Domitianus Paschalonus ( Pasqualoni);
  26. Pomponius Paschalonus ( Pasqualoni);
  27. Augustinus de Preta ( Del Prete Presbiteris);
  28. Flavius Pretiosus (Preziosi);
  29. Benedictis Titulonus (Titoloni);
  30. Titus Tranquillus ( Tranquilli);
  31. Laurentius Vanisantus ( Vannisancti);
  32. Ascanius Virgilius (Virgili)

 

Con il l’assenso di dette famiglie si aggiunse nel secolo XVII la famiglia Organtini che aveva ottenuto la cospicua eredità della famiglia dei Titoloni.

 

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