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Associazione Pro Loco Accumoli (RI)

Poesia per Accumoli

Mura antiche
spesse e fortificate
mura di silenzi
lunghi come secoli
che scorrono ignari
sulla pietra corrosa.
L’arenaria
padrona indiscussa
di ogni palazzo
regala alla terra la sabbia del suo passato.

Roberta Paoloni

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Renzo Colucci

Assedio francese del 1528


Qui si narra di come Accumoli, nel 1528, per rimanere fedele alla corona di Napoli, resistette eroicamente al lungo assedio dei Francesi.

Siamo all’inizio del secolo XVI. L’Italia è teatro di continue guerre tra Spagna e Francia per il predominio sulla penisola. I principi e le città italiane si schierano ora con l’una ora con l’altra, secondo le convenienze. In questo susseguirsi di avvenimenti s’inquadra il famigerato sacco di Roma del 1527, perpetrato dai Lanzichenecchi, inviati dall’imperatore Carlo V per punire il papa che si era alleato con la Francia.
Lo stesso anno le truppe francesi muovono da Bologna. All’inizio del 1528 sono sul Tronto. L’Abruzzo si consegna ai Francesi, L’Aquila e Amatrice comprese. Ma non Accumoli, che perciò viene circondata e assalita da ogni parte. Con i Francesi e con l’Aquila collabora attivamente Amatrice, la nemica di sempre. Gli scontri sono feroci, le vittime numerose da ambo le parti, ma Accumoli resiste.  E’ da sottolineare che l’assedio, fatto tanto glorioso per Accumoli, è avvenuto in un periodo di completa devozione ai francesi da parte di tutte le località abruzzesi.
A dar man forte agli accerchianti giungono miliziani spoletini. Si accampano nella piana di San Paolo e nei pressi di Fonte del Campo (da cui il nome). Sono in tutto circa 5.000 soldati. Mentre quelli si organizzano, gli accumolesi rinforzano in fretta le mura. Vi lavorano tutti, uomini, donne e bambini, a portare pietre, breccia, legnami, acqua. Molti abitanti delle frazioni entrano in città.
Alle due compagnie già presenti dentro le mura, in totale 320 armati, se ne aggiungono altre due inviate dal Viceré. L’assedio vero e proprio inizia il 29 aprile, vigilia della festa di S. Caterina, e si protrae per otto mesi. L’inattesa resistenza degli assediati scatena la rabbia degli assedianti. Per piegarli fanno terra bruciata intorno, dando alle fiamme i villaggi di Poggio Casoli, Capodacqua e Macchia.  Sul piano militare i lunghi mesi trascorrono tra imboscate e scontri sanguinosi, che infliggono gravi perdite ai nemici.
Dentro le mura la vita si fa sempre più difficile. Le scorte pian piano si esauriscono. Per non morire di fame si mangiano i cavalli, altri animali e perfino i topi. Quando sono ormai allo stremo e quasi sul punto di arrendersi, giungono in soccorso degli assediati 2000 fanti e 100 cavalieri mandati dal Viceré. L’attacco è travolgente, gli assedianti sono messi in fuga e Accumoli finalmente liberata dalla morsa dell’assedio.
                  Gli accumolesi insieme alle truppe del principe D’Oranges  ed ai soldati
                  acquartierati dentro le mura assalgono la vicina terra di Amatrice mettendola
                  a ferro e fuoco,  distruggendone i palazzi e le mura di cinta.
                  Il bilancio dell’assedio è pesante: nelle sortite notturne trovano la morte 
                  70 abitanti e 30 soldati;  i nemici uccisi sono circa 500.
                  Il vicerè D’Oranges   ordina di dividere il territorio di Amatrice in cinque
                  parti, tre delle quali vengono assegnate ad  Accumoli , una parte a
                  Montereale ed una a Cittareale. Amatrice non potrà ricostruire le mura se
                  non con il consenso di Accumoli.  Ma tutti rifiutano la donazione.

                 Negli antichi statuti è vietato imparentarsi con i vicini. Per questa eroica resistenza la città ebbe dall’imperatore il titolo di fedelissima e la promessa che mai sarebbe stata data in feudo ad alcuno.

 

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