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Associazione Pro Loco Accumoli (RI)

Poesia per Accumoli

Mura antiche
spesse e fortificate
mura di silenzi
lunghi come secoli
che scorrono ignari
sulla pietra corrosa.
L’arenaria
padrona indiscussa
di ogni palazzo
regala alla terra la sabbia del suo passato.

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Festa Patronale 2010

Agostino Cappello

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Pietro Ferradini

La deviazione del fiume Aniene e il traforo del m.Catillo a Tivoli

ll Cappello quando era medico a Tivoli, aveva studiato la natura del suolo di Tivoli e del fiume Aniene e questi suoi studi erano stati letti all’Accademia dei Lincei nel 1827 e pubblicati. Il fiume Aniene in quegli anni provoca gravissimi danni alla città. Una deputazione di Tivoli, cerca il Cappello per farsi consigliare. Egli ricorda che deve essere deviato il fiume, ma invano. Si ricostruisce la nuova chiusa dov’era la vecchia:“in tutti i progetti presentati ad una apposita congregazione di cardinali nominata dal Papa, da niuno si contemplò la natura del suolo, inclusive dal Consiglio d’arte: il cui progetto fu prescelto nel dì 25 maggio, stabilendosi la nuova chiusa dove era stata la vecchia. Io per verità ne fui tanto sbalordito in quanto che i rispettabili membri del consiglio non ignoravano i miei fondati ragionamenti”.
Benché malato, si fa portare da un amico di Tivoli campioni delle rocce del fiume e del suolo e in portantina si fa portare all’accademia dei Lincei dove con ragionamenti geognostici, idrostatici e fisico-chimici dimostra l’errore del consiglio d’arte  di cui era membro il Folchi, che aveva costruito la nuova chiusa, e ai Lincei annuncia che presto succederà una nuova rottura degli argini che puntualmente si verifica nel 29, che fece di nuovo gravissimi danni. La città di Tivoli insorge, protesta con il papa Pio VIII. Viene chiamato nuovamente il Cappello dal segretario di stato card. Albani che gli chiede nuovamente spiegazioni sui suoi lavori. Gli opuscoli sull’argomento erano esauriti e il Cappello a proprie spese ne fa una nuova edizione pubblicandoli col titolo “opuscoli scelti scientifici”. L’Albani si reca a Tivoli con il Cappello e crea una commissione alla quale lui si rifiuta per delicatezza diciamo istituzionale e indica che in questa commissione debba esserci un professore di mineralogia. Questa commissione si avvale degli studi e dei consigli del Cappello ma nel presentare i suoi lavori omette il suo nome e la sua partecipazione; fatto questo che viene evidenziato al card. Albani il quale lo rassicura dicendo che a tutto ciò si porrà rimedio al momento della pubblicazione (che avviene nel 31 con il nuovo papa Gregorio ed un nuovo segretario di stato). I membri della commissione “si degnarono consultarmi più volte prima di portarsi a Tivoli, avvalendosi della mia opera, per non dire delle mie parole, nel sanzionare la necessitò della diversione del fiume. Perlocchè io dovetti giustamente gridare al plagio, dacchè la commissione nell’opera intitolata Memorie e documenti da servire alla storia della chiusa dell’Aniene in Tivoli (1831)  nessunissima menzione fece di quanto si era da me ragionato e pubblicato, malgrado delle scuse fattemi dal Folchi due anni prima…”
Il Folchi citato sopra  è membro del consiglio d’arte de’ lavori di acque e strade che si appropria del progetto del Cappello servendosi delle sue amicizie nei giornali e nella curia (in particolare il card. Rivarola) e cerca di appropriarsi di tutto il merito del traforo del monte, cosa che gli riesce. I lavori durano 3 anni (dal 1832 al 1835) e saranno inaugurati da Gregorio XVI. Il papa conosceva i suoi lavori avendo frequentato molto quel territorio e pubblicamente lo chiamava “il profeta di Tivoli” ma è chiaro che la politica con i suoi intrighi mistifica la realtà, asservendola ai suoi piani.
Ma il Cappello non demorde, e con i suoi ragionamenti e documenti dimostra che il Folchi è stato un semplice esecutore: “…ho voluto tutto ciò accennarvi perché chiunque faccia la storia sopra gli avvenimenti dell’Aniene, io non permetterò che resti la verità nel bujo e voglia essere in trionfo menata la ciarlataneria ed il plagio turpissima….
Sarebbe interessante, oggi, fare un’azione di verità, anche con il comune di Tivoli, per inserire nella dedica di marmo fatta al Folchi e al card. Rivarola, anche il nome di Agostino Cappello, il vero ideatore di questo progetto.

Ma il Folchi non è ben visto neanche all’accademia dei Lincei dove gli viene negata la pubblicazione di un suo scritto sulla realizzazione dell’opera senza l’autorizzazione del Cappello e in altra voce viene definito da alcuni architetti “di essere come la cornacchia che si abbellisce delle penne di pavone

 

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